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	<title>Festa delle Lucerne</title>
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	<title>Festa delle Lucerne</title>
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		<title>La Festa delle Lucerne, quest’anno, ha il sapore della rinascita</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/la-festa-delle-lucerne-questanno-ha-il-sapore-della-rinascita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Festa delle Lucerne]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 07:23:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rinascita è infatti la parola chiave di questa edizione della tradizionale Festa delle Lucerne di Somma Vesuviana. Dopo due anni e mezzo di pandemia, galoppante, crisi climatica, lavorativa ed economica, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/la-festa-delle-lucerne-questanno-ha-il-sapore-della-rinascita/">La Festa delle Lucerne, quest’anno, ha il sapore della rinascita</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rinascita</strong> è infatti la parola chiave di questa edizione della tradizionale <strong>Festa delle Lucerne</strong> di Somma Vesuviana.<br />
Dopo due anni e mezzo di pandemia, galoppante, crisi climatica, lavorativa ed economica, gli ultimi cinque mesi hanno appesantito le vite di tutti noi portando tragicamente vicino l’idea di una guerra, combattuta a poca distanza dai nostri confini, e ricordandoci necessariamente anche di tutte le altre guerre combattute in ogni angolo del pianeta: per questo motivo presso il portone di <em>Via Michele Troianiello</em> è stata allestita una <strong>mostra fotografica relativa a tutte le guerre dimenticate del mondo</strong>. Per questo stesso motivo, inoltre, gli organizzatori e la popolazione tutta hanno voluto che quest’anno le lucerne si accendessero di significati ancora più profondi, grazie anche alla presenza &#8211; non solo meramente simbolica ma sinceramente sentita &#8211; di alcune autorità politiche e non solo. A partire dalle 21,00 presso le quattro porte del Borgo Casamale saranno presenti:</p>
<ul>
<li>il Sindaco di Somma Vesuviana, Dott. Salvatore Di Sarno;</li>
<li>l’Assessore alla cultura, Avv. Rosalinda Perna;</li>
<li>l’Onorevole regionale Carmine Mocerino; l’Onorevole regionale Paola Raia;</li>
<li>l’Onorevole della Repubblica Italiana Gianfranco Di Sarno;</li>
<li>il Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio Agostino Casillo;</li>
<li>il Direttore del Parco Nazionale del Vesuvio Stefano Donati;</li>
<li>il Segretario Nazionale FIOM-CGIL Michele De Palma;</li>
</ul>
<p>per accendere le lucerne assieme ai bambini, alle mamme e agli esponenti tutti delle comunità straniere &#8211; ucraine, soprattutto, ma non solo &#8211; accolte dalla nostra comunità.<br />
Contemporaneamente, come da tradizione, il più anziano accenderà la prima lucerna in ogni vicolo allestito nel borgo.<br />
Alle 21,30 ci sposteremo in <em>Via Campane</em> dove i giovani dell&#8217;associazione Festa delle Lucerne inaugureranno il “<strong>Vicolo della Memoria</strong>”, dedicato a tutte quelle persone che purtroppo ci hanno lasciato troppo presto e che per anni hanno rappresentato &#8220;le braccia e le menti&#8221; indispensabili alla realizzazione della festa. Ancora una volta con le comunità straniere residenti a Somma Vesuviana, si accenderanno le lucerne alla porta della Rinascita.<br />
Sarà un momento importante per riflettere sul senso di comunità e sul bisogno di restare uniti, nella fratellanza, soprattutto nei momenti più difficili. Ribadiremo la nostra vicinanza ai lavoratori sfruttati, ai più deboli, agli emarginati, a chi è lontano, con dolore, dalla propria casa e dalla propria famiglia: a loro saranno dedicate le lucerne come simbolo di speranza.<br />
Tutti gli invitati all’accensione delle Lucerne presso le porte saranno accolti alle ore 20,00 presso il giardino della Casa del popolo, in Via Campane n. 2.</p>
<p>A stasera.</p>
<p>Buona Festa delle Lucerne 2022</p>
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		<title>Conferenza di apertura della &#8220;Festa delle Lucerne&#8221;</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/conferenza-di-apertura-della-festa-delle-lucerne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Festa delle Lucerne]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2022 13:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi aspettiamo dalle ore 19.00 presso il Castello D&#8217;Alagno sito in via Circumvallazione &#8211; Somma Vesuviana (Napoli) per la conferenza di apertura della &#8220;Festa delle Lucerne edizione 2022&#8221;.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<h4>Vi aspettiamo dalle ore 19.00 presso il Castello D&#8217;Alagno sito in via Circumvallazione &#8211; Somma Vesuviana (Napoli) per la conferenza di apertura della &#8220;Festa delle Lucerne edizione 2022&#8221;.</h4>
</div>
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		<title>Simboli e valori della Festa delle Lucerne</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/di-fuoco-di-luce-di-calore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Festa delle Lucerne]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2022 13:34:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 29 luglio 2022 alle ore 20.00, nel giardino della Casa del Popolo, si terrà una conferenza sui simboli e sui valori della Festa delle Lucerne tenuta dal prof. Ernesto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><em><strong>Venerdì 29 luglio 2022 alle ore 20.00, nel giardino della Casa del Popolo, si terrà una conferenza sui simboli e sui valori della Festa delle Lucerne tenuta dal prof. Ernesto Di Renzo, antropologo dell’Università Tor Vergata di Roma.</strong></em></div>
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<div></div>
<div class="cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q">
<div dir="auto">
<p>Ernesto Di Renzo è antropologo all’Università di Roma Tor Vergata dove insegna Antropologia del turismo, Antropologia dei patrimoni culturali e gastronomici e Antropologia del gusto. Presso lo stesso ateneo dal 2010 è coordinatore didattico del master di I° livello in “Cultura alimentare e delle tradizioni enogastronomiche”, nonché membro del collegio di dottorato in Beni Culturali e Territorio. Svolge continuativa attività di relatore intervenendo a seminari, master e convegni scientifici in Italia e all’estero (Brasile, Bosnia, Messico, Francia, Grecia, Cuba, Serbia, Svezia, USA). In qualità di esperto, interviene con continuità a programmi radiofonici e televisivi (Rai1, Rai3, Rai Italia, Rai News24, Tv2000) su temi riguardanti le pratiche sociali e culturali del mangiare contemporaneo. Ha ricevuto incarichi da istituzioni pubbliche e private per attività di consulenza e di ricerca socio-antropologica sul campo, interessandosi allo studio dei revival folklorici in ambito rurale, alla patrimonializzazione dei beni culturali immateriali, alle modificazioni delle abitudini alimentari e alla produzione di valori simbolici e identitari attorno al cibo. Dal  2010 al 2015 ha curato su incarico della Società Geografica Italiana la redazione del dossier di candidatura della Perdonanza Celestiniana nella Lista Rappresentativa dei Beni Culturali Immateriali dell&#8217;UNESCO. Conta nel suo curriculum numerose pubblicazioni tra saggi, monografie, curatele e articoli su riviste scientifiche specializzate. Nel 2018 è stato insignito dall’Associazione della Stampa Estera in Italia del premio di miglior divulgatore della cultura alimentare. Sempre nello stesso anno è stato insignito del premio nazionale “G. Merli” per l’Ambiente. Nel 2019 ha ricevuto il premio internazionale DOC ITALY per la divulgazione della cultura alimentare in Italia.</p>
<p>Tra le sue più importanti pubblicazioni in tema di cibo e cultura dell’alimentazione si segnalano:</p>
<p>DI RENZO E. (2020), AProposito del gusto. 50 dissertazioni sul cibo e sul vino dal fare quotidiano al Coronavirus, Lucca, Cinquesensi Editore.</p>
<p>DI RENZO E. (2020) Brevi riflessioni antropologiche su La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, in DADA RIVISTA DI ANTROPOLOGIA POST-GLOBALE, speciale n. 1, 2020, Antropologia del cibo 81.</p>
<p>DI RENZO E. (2019), in P. Stefanutti, V. Gregory, E. Di Renzo, F. de Oliveira Delenga, O turismo de experiência em mercados: o caso do tour. gastronômico (airbnb) no mercato dell&#8217;unità em Roma, In Anais Fórum Internacional de Turismo do Iguassu – Ano 2019.</p>
<p>DI RENZO E. (2019), Il farro. Un retroinnovazione alimentare tra gusto della necessità e gusto del lusso, La Rivista di Scienza dell’Alimentazione, numero II, Luglio-Settembre 2019, anno 48.</p>
<p>DI RENZO E. (2019), Oinos, vinum, Wine. I plusvalori del vino tra scienza, cultura ed esperienze del gusto, in M.P. Arpioni, F. Della Costa, I paesaggi del vino. Immagini e rappresentazioni, Firenze, Pacini.</p>
<p>DI RENZO E. (2019), Tradizioni folkloriche e pratiche dell’alimentazione tra vecchie e nuove ritualità del mangiare locale, in Padovano R. (a cura di), Il cibo e le sue rappresentazioni. Un viaggio nella Valle del Sacco, Padova, Esedra.</p>
<p>DI RENZO E (2019), Per una lettura attuale dei piatti tipici della Valle del Sacco, in Padovano R. (a cura di), Il cibo e le sue rappresentazioni. Un viaggio nella Valle del Sacco, Padova, Esedra.</p>
<p>DI RENZO E. (2017), Edito, riedito, riedito. Attualità e obsolescenze della Scienza in cucina di Pellegrino Artusi, Atti dell&#8217;XI Congresso degli Italianisti Scandinavi, Falun (SW), giugno 2016.</p>
<p>DI RENZO E. (2016), L&#8217;alimento che vive: il latte e i suoi poteri, in Atti del Convegno Internazionale &#8220;Latte e latticini. Aspetti della produzione e del consumo nelle società mediterranee dell’Antichità e del Medioevo&#8221;, Atene 1-3 ottobre 2015.</p>
<p>DI RENZO E. (2015), S. Antonio Abate e il maiale. Simbologia, aspetti antropologici e medicinali, in Sant&#8217;Antonio Abate a Collelongo (Aq). Storia e antropologia di un culto locale, QUADERNI DI RIVISTA ABRUZZESE, 102.</p>
<p>DI RENZO E. (2015), Il cibo locale, in PEDAGOGIKA, XIX, 2, Stripes Edizioni, Rho.</p>
<p>DI RENZO E. (2015), Immigrazione e interculturalità alimentare, in IV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes, Migranti, attori di sviluppo, Todi, Tau Editrice.</p>
<p>DI RENZO E. (2015), Il santo e il porco: ossimoriche relazioni, in Pellettieri A. (a cura di), “Testamentum Porcelli&#8221;, Atti del Convegno Internazionale, Cancellara 14-15 febbraio 2014</p>
<p>DI RENZO E. (2015), Ma il pane nero sa di amaro? I prodotti della panificazione tra gusti della necessità e gusti del lusso, in Pellettieri A. (a cura di), “Come sa di sale lo pane altrui. Il pane di Matera e i pani del Mediterraneo”, Atti del Convegno internazionale, Matera 5-7 settembre 2014</p>
<p>DI RENZO E. (2015), Mangiare l&#8217;autentico. Cibo e alimentazione tra revivalismi culturali e industria della nostalgia. Seconda edizione, Roma, Universitalia.</p>
<p>DI RENZO E. (2014), Buono da pensare, conveniente da vendere. Il valore culturale aggiunto delle specialità agroalimentari locali, in AA.VV., Il valore del cibo. Idee, soluzioni e esperienze per comunicare i prodotti tipici, Roma, Agra Editrice</p>
<p>DI RENZO E. (2014), Cibo, identità, migrazione: alcune riflessioni a margine dell&#8217;emigrazione italiana nel mondo, in AA.VV., Rapporto Italiani nel Mondo 2014, Todi, Editrice Tau</p>
<p>DI RENZO E. (2012), Le moderne pratiche alimentari tra identità, salute e resilienza delle tradizioni, in Di Renzo L., Di Renzo E., Dominio E., Sarlo F., Dragotto F., Carraro A., De Lorenzo A., Mangiare all&#8217;italiana, nutrirsi mediterraneo. Saperi e pratiche alimentari tra cultura, salute e territorio, Roma, Universitalia.</p>
<p>DI RENZO E. (2011), Alimentazione, salute, età, in un contesto specifico di studio: le pratiche fitoalimurgiche nel comprensorio di Oratino, in RAPPORTI ISTISAN 11/43.</p>
<p>DI RENZO E. (2010), Oltre l&#8217;edibile. Su alcune valenze antropologico-culturali del cibo, ECONOMIA DELLA CULTURA, vol. 1, Bologna, Il Mulino.</p>
</div>
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		<title>Le luci del mediterraneo</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/le-luci-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Festa delle Lucerne]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2022 13:13:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aspettando la Festa delle Lucerne, mercoledì 27 luglio &#8220;le luci del mediterraneo&#8221;. Considerato il numero limitato dei posti a sedere, si accettano prenotazioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<h4 style="text-align: center">Aspettando la Festa delle Lucerne, mercoledì 27 luglio &#8220;le luci del mediterraneo&#8221;.</h4>
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<h4 style="text-align: center">Considerato il numero limitato dei posti a sedere, si accettano prenotazioni.</h4>
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		<item>
		<title>Le donne del Borgo casamale vi raccontano la festa delle lucerne</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/le-donne-del-borgo-casamale-vi-raccontano-la-festa-delle-lucerne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Festa delle Lucerne]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2022 12:09:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 23 luglio ore 19,00. Cortile D&#8217;Avino borgo Casamale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/le-donne-del-borgo-casamale-vi-raccontano-la-festa-delle-lucerne/">Le donne del Borgo casamale vi raccontano la festa delle lucerne</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center">Sabato 23 luglio ore 19,00. Cortile D&#8217;Avino borgo Casamale</h3>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/le-donne-del-borgo-casamale-vi-raccontano-la-festa-delle-lucerne/">Le donne del Borgo casamale vi raccontano la festa delle lucerne</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Conferenza DI FUOCO, DI LUCE, DI CALORE. Simboli e valori della Festa delle Lucerne</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/conferenza-di-fuoco-di-luce-di-calore-simboli-e-valori-della-festa-delle-lucerne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Festa delle Lucerne]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 21:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 29 luglio 2022 alle ore 20.00, nel giardino della Casa del Popolo, si terrà una conferenza sui simboli e sui valori della Festa delle Lucerne tenuta dal prof. Ernesto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/conferenza-di-fuoco-di-luce-di-calore-simboli-e-valori-della-festa-delle-lucerne/">Conferenza DI FUOCO, DI LUCE, DI CALORE. Simboli e valori della Festa delle Lucerne</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Venerdì 29 luglio 2022 alle ore 20.00, nel giardino della Casa del Popolo, si terrà una conferenza sui simboli e sui valori della Festa delle Lucerne tenuta dal prof. Ernesto Di Renzo, antropologo dell&#8217;Università Tor Vergata di Roma.</strong></em></p>
<p>«La conferenza, della durata di 45 minuti, ha lo scopo di riflettere e far riflettere sui significati che la Festa delle Lucerne detiene al cospetto dei suoi partecipanti sommesi e forestieri. Tali significati,» continua il prof. Ernesto Di Renza, «collocati su piani di fruizione differenziati, includono dimensioni ludiche, affettive, identitarie, integrative e religiose di cui non tutti possiedono la piena consapevolezza. Diversamente da quello che di norma si ritiene, i veri protagonisti della festa non sono (solo) le lucerne, il fuoco, le felci e la statua della Madonna della neve. Bensì sono i suoi numerosissimi partecipanti &#8211; maschi, femmine, giovani, adulti, residenti, oriundi &#8211; che utilizzando gli elementi simbolico-rituali che la tradizione mette loro a disposizione, ogni quattro anni rifondano la loro identità sommese e ribadiscono la loro volontà di sentirsi una comunità, dialogando creativamente con il loro passato, la loro storia, le loro aspettative di futuro».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/conferenza-di-fuoco-di-luce-di-calore-simboli-e-valori-della-festa-delle-lucerne/">Conferenza DI FUOCO, DI LUCE, DI CALORE. Simboli e valori della Festa delle Lucerne</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Presentazione del numero unico della rivista Summae Civitas, dedicato alla Festa delle Lucerne</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/presentazione-del-numero-unico-della-rivista-summae-civitas-dedicato-alla-festa-delle-lucerne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Festa delle Lucerne]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 07:23:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 29 luglio 2018 alle ore 19:30 ci sarà la presentazione del numero unico della rivista Summae Civitas dedicato alla Festa delle Lucerne, al quartiere fortificato del Casamale ed alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/presentazione-del-numero-unico-della-rivista-summae-civitas-dedicato-alla-festa-delle-lucerne/">Presentazione del numero unico della rivista Summae Civitas, dedicato alla Festa delle Lucerne</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 luglio 2018 alle ore 19:30 ci sarà la presentazione del numero unico della rivista <strong>Summae Civitas</strong> dedicato alla Festa delle Lucerne, al quartiere fortificato del Casamale ed alla vera storia del suo sviluppo, presso il <strong>Castello D&#8217;Alagno</strong>.<br />
Saranno presenti gli autori della rivista, <strong>Resi Cerciello</strong>, presidente dell’Associazione Arcobaleno da anni impegnata per la rinascita di Somma; presiede <strong>Nicola D&#8217;Avino</strong>, presidente dell&#8217;<strong>Associazione Festa delle Lucerne</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/presentazione-del-numero-unico-della-rivista-summae-civitas-dedicato-alla-festa-delle-lucerne/">Presentazione del numero unico della rivista Summae Civitas, dedicato alla Festa delle Lucerne</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cenni di Luigi Iovino</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/cenni-di-luigi-iovino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Iovino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 11:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fuoco è stato il principio motore dell’universo. Quando la sfera incandescente ha cominciato a raffreddarsi le eruzioni vulcaniche hanno dato forma e sostanza all’atmosfera primordiale. Dalla condensazione del vapor [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/cenni-di-luigi-iovino/">Cenni di Luigi Iovino</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fuoco è stato il principio motore dell’universo. Quando la sfera incandescente ha cominciato a raffreddarsi le eruzioni vulcaniche hanno dato forma e sostanza all’atmosfera primordiale. Dalla condensazione del vapor d’acqua si sono generate le piogge che hanno imperversato per milioni di anni e poi è nata la vita con la formazione delle grandi foreste. Il fuoco è luce, calore, energia, sistema di purificazione e ricambio delle biomasse. Nella festa delle Lucerne, che si ripropone ogni quattro anni, sono conservati i simboli più antichi della cultura umana. Suggestioni ancestrali capaci di rimuovere inconsciamente il nostro senso di appartenenza al genere umano pervase dalla cultura del fuoco. Il sesso femminile, in senso dialettale viene chiamato “frutto del fuoco” proprio per significare un elemento fondamentale della vita. In molti Paesi del mondo ci sono iniziative simili alla Festa delle Lucerne che si richiamano genericamente alla cultura del fuoco, elemento della vita, che rappresenta un codice utilizzato per declinare le più svariate forme di espressività popolare. In genere, però, le Feste della luce e del fuoco si svolgono nei periodi del solstizio invernale quando i raggi riprendono vigore dopo il lungo il buio invernale. La Festa delle Lucerne, invece, si tiene ad agosto, quando il fuoco, dopo i raccolti estivi, brucia le stoppie per preparare i campi a nuovi frutti. Questo farebbe pensare che più che ad un trionfo della luce, la Festa delle Lucerne sia, invece, una elegia al fuoco. Sicuramente tra i tanti significati che si intrecciano in questa Festa c’è da considerare anche quelli generati dalla natura vulcanica del suolo. Certe volte nella contemplazione dei coni di luce che si snodano nei vicoli, sembra che si legga il tentativo di imbrigliare il fuoco, relegandolo nella prospettiva che è una costruzione soprattutto umana. Gli antropologi si sono sbizzarriti sui significati della Festa più antica del popolo sommese. Molti hanno portato un contributo originale. Non sono neanche mancate vere dispute intellettuali. La Festa delle lucerne è un grande contenitore antropologico in cui spesso si aggiungono idee e proposte nuove. Uno spettacolo fantasmagorico di idee, pensieri, luci e colori. Il quartiere Casamale, depresso e desolato, improvvisamente si anima ogni quattro anni e la gente sembra felice di rappresentarsi. Mi ha fatto riflettere la dichiarazione di un organizzatore dell’evento: &lt;&lt;Per noi la festa è il duro lavoro che c’è per la sua preparazione. Il taglio delle felci in montagna, il loro intreccio e l’allestimento delle strutture in legno dei vicoli e della Città Murata. Per le donne è un piacere impegnarsi nella realizzazione delle maschere e delle scenette collocate vicino ad ogni cono di luce, nella pulizia delle lucerne, nell’arrotolamento degli stoppini e nella costruzione di festoni e bandiere. Per noi la Festa finisce quando accendiamo la prima lucerna&gt;&gt;. Insomma un rito dalle consuetudini antiche che risponde a canoni mai decodificati della cultura popolare. La gente si ritrova in questa festa ed è felice di esserci e di sentirsi comunità. Bisognerebbe però anche chiedersi che senso abbia oggi riproporre una festa nel mondo della globalizzazione. Non basta la scenografia e la spettacolarità dell’evento. Gli organizzatori si devono porre il problema di offrire contributi originali, allargando questa tradizione a tutto il popolo sommese e creando nuovi allestimenti in altre piazze o rioni. Cosi com’è la Festa è asfittica ed a certi tratti improponibile se si considerano come valori il conforto dei visitatori e il rispetto delle nuove norme di sicurezza. Inoltre bisognerebbe trovare dei momenti di confronto con le altre culture gemelle italiane e straniere per dare una prospettiva alla manifestazione. Insomma non serve solo lo specchio, posto dietro l’impianto scenico, per allungare a dismisura il cono di luce.</p>
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		<title>&#8216;La festa delle lucerne a Somma Vesuviana&#8217; di Ciro Raia</title>
		<link>https://www.festadellelucerne.it/ciro-raia-la-festa-delle-lucerne-a-somma-vesuviana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ciro Raia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 10:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1) Una festa particolare quella delle “Lucerne”,  la cui ricorrenza cade ogni quattro anni, il cinque di agosto, giorno dedicato dalla Chiesa alla Madonna della Neve. Una festa particolare perché [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.festadellelucerne.it/ciro-raia-la-festa-delle-lucerne-a-somma-vesuviana/">&#8216;La festa delle lucerne a Somma Vesuviana&#8217; di Ciro Raia</a> proviene da <a href="https://www.festadellelucerne.it">Festa delle Lucerne</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>1) Una festa particolare quella delle “Lucerne”,  la cui ricorrenza cade ogni quattro anni, il cinque di agosto, giorno dedicato dalla Chiesa alla Madonna della Neve. Una festa particolare perché ricca di fascino, intrisa di simbolismi e con identità popolare. Già, infatti, il ricorso ad un termine demodé, per denominare una minuscola sorgente di luce, impone un immediato salto nel passato. La lucerna era (ma lo è ancora?) una lampada di uso domestico, che assolveva, però, anche ad una funzione liturgica e votiva. Nelle catacombe era usata dai primi cristiani, per l’illuminazione dei luoghi di culto e per un tributo d’onore alla suprema divinità. Nel linguaggio ascetico il termine <em>lucerna</em> era ed è sinonimo di luce suprema di purezza e verità; nel linguaggio figurato, invece, resta sinonimo di guida morale. Nella cultura popolare <em>lucerna</em> sta per organo sessuale maschile (<em>Simili gentarelle non son svogliati…né pigliano mai la lucerna in mano acciò che il suo lume gli faccia vedere quanti borselli ha la tua fica, stropicciandole gli orli [</em>Aretino, 20-259<em>]</em>) e femminile (<em>‘a lucerna ‘e donna ‘e donna Lucia ha fatto cinche figlie [</em>I fescennini non tramontano mai<em>]</em>). Ma la lucerna è anche figurazione del lumino cimiteriale; è, forse, espressione di fuochi fatui. È sicuramente un fuoco intenso, nella cultura popolare, come un legame tra la vita e la morte. È il ritorno dei morti alla vita, attraverso il rito dell’(in)seminazione: quello tramandato dagli antichi Romani, che facevano l’amore sulle tombe dei loro defunti, o dagli Etruschi e dai Frigi, che abbellivano le tombe dei loro morti con falli che ne conservassero la potenza sessuale anche nell’altra vita. La lucerna, infine, significa la vita stessa dell’individuo. Nella fiaba “<em>Il guardiano delle lucerne”, </em>Angelo Di Mauro  fa dire al suo personaggio -il guardiano, appunto-, nel mentre si rivolge ad un uomo, che, dopo aver guardato la propria lucerna ormai agli sgoccioli, lo aveva invitato a rigenerarla, “<em>No, non è possibile. Il mio compito qui è proprio questo. Questa è la porzione d’olio assegnata. Quando si consuma, si deve morire</em>”<a href="http://www.ciroraia.it/la-festa-delle-lucerne-a-somma-vesuviana/#_ftn1" name="_ftnref1" data-slimstat="5">[1]</a>.</p>
<p>In tempi remoti la festa delle lucerne si esauriva, forse, nell’arco di un solo giorno: una comunità contadina non poteva consentirsi il lusso di sottrarre preziose ore di faticoso lavoro alla terra, madre e matrigna. C’era da spaccarsi la schiena, sempre. E, poi, c’erano gli animali a cui badare, gli attrezzi da preparare, la montagna del Somma-Vesuvio da copulare col sudore, con la lama di un falcetto, con un bicipite teso nello sforzo della vanga, con l’affilato ferro quadrilungo di un’avita zappa. Col passar degli anni, dopo una momentanea cancellazione dell’evento festivo, dovuto alle preoccupazioni ed ai lutti causati dalle  molteplici occupazioni straniere e dalle innumerevoli guerre, le lucerne si riaccesero e si regalarono un’esistenza più lunga, della durata anche di due o tre notti. In un opuscolo sulla festa delle lucerne, pubblicato nel 1990 (a cura dell’Arci), il parroco della Chiesa di San Pietro al Casamale, don Armando Giuliano, fornì una preziosa testimonianza: “<em>La festa delle lucerne, a causa della seconda guerra mondiale, era stata accantonata […] Nel 1951 presi contatto con i maestri di festa e mi adoperai per ripristinarla. […] La festa ebbe un grande successo per le sue caratteristiche e per il suo folklore popolare</em>”.</p>
<p>Poi, di nuovo, la festa delle lucerne si oscurò, fin quando “<em>negli anni settanta, dopo circa due decenni di interruzione, venne ripresa, per volontà e merito del locale circolo dell’Arci che la riscoprì e la ripropose nelle sue forme più autentiche</em>”, (testimonianza di Vincenzo Maiello, uno dei membri del comitato organizzatore, in <em>Guida alla festa delle Lucerne, </em>1998).</p>
<p>Dal momento in cui furono riaccese di nuovo, negli ultimi anni del secondo millennio, le lucerne diventano un richiamo, una curiosità, una ricerca antropologica, un’opportunità di sogno per visitatori incantati, per etnomusicologi, per il popolo di un antico borgo a stento compresso all’interno di una murazione aragonese.</p>
<p>Lo spazio della celebrazione del rito delle lucerne si rinchiude entro le mura del Casamale -a Somma Vesuviana-, luogo in cui migliaia di fiammelle illuminano gli antichi vicoli dalla suggestiva toponomastica (<em>Giudecca, Cuonzolo, Puntuale, Malacciso, Piccioli, Zoppo, Torre, Coppola, Stretto, Lentini, Perzechiello ), </em>inequivocabile eredità di un cognome di un’antica famiglia, di un evento cruento capitatovi, di una colonia di giudei a lungo risiedutavi.</p>
<p>La vetusta e fascinosa festa delle Lucerne, -la cui origine si perde nella notte dei tempi e la cui memoria si tramanda con l’enfasi e il trasporto della favola, della poesia e dei fatti di storia locale-, rappresenta, perciò, la testimonianza e il simbolo di una lontanissima comunità agricola. Il Maestro Roberto De Simone, nel 1990, diede una suggestiva lettura della manifestazione vesuviana di fine estate: “<em>Da diversi fattori (in particolare dal periodo calendariale) la festa appare collegata a particolari riti agricoli celebranti la fine del ciclo estivo o comunque la morte dell’estate. La stessa festa per la morte della Madonna (15 agosto) è una trasposizione cristiana di tali precedenti celebrazioni. E gli elementi, raffiguranti la fine di un ciclo, si possono notare dalla presenza dei banchettanti (nota simbologia in relazione alla morte), dalle lucerne notturne, dagli apparati di fiori e dalle zucche che esplicitamente raffigurano una testa di morto. Purtuttavia, si colgono, come sempre in tali casi, quegli elementi tipici di riscatto dalla morte, che sono offerti dagli stessi elementi dei banchettanti in funzione rigenerante (un uomo e una donna), dalla zucca (nota simbologia fallica), dalla lucerna (nella cultura tradizionale come simbolo del sesso femminile) e dalle oche, che sono in strettissima relazione con gli antichi culti priapici. Infatti, dagli scavi di Pompei e di Ercolano sono riemerse molte lucerne composte da elementi osceni e molte raffigurazioni del dio Priapo accompagnato da oche e galline “</em>. Ed anche nel museo della vicina città di Capua, una Diana Tifatina (VI secolo a. C.) troneggia su un cavallo con un’oca tra le zampe!</p>
<p>Ma cosa succede, a Somma Vesuviana e al Casamale, terre alle quali è stato concesso il privilegio di sognare, nelle notti del primo quarto di luna di agosto? Nel buio più assoluto, d’incanto, alimentate da purissimo olio, si accendono le lucerne di terracotta,che, poste su strutture lignee a forma di triangoli, cerchi, quadrati e spirali, disegnano un arredo urbano tanto suggestivo quanto fantasmatico. L’antropologa Annamaria Amitrano Savarese, in un opuscolo del 2002 sull’Evento Lucerne, curato dal Comune di Somma Vesuviana, dà un’interpretazione del simbolismo legato alla geometria delle strutture: “<em>Le figure geometriche a nostro avviso sono esse stesse la metafora della Montagna e, quindi, sistema di collegamento, perché il ciclo dalla luce-al buio-dal buio-alla luce, nel rapporto Cielo-Terra-Alto-Basso, si espliciti nel sistema concatenato della rappresentazione integrale del ciclo Vita-Morte-Vita. E così all’infinito, com’è segnalato dai prolungamenti senza fine ottenuti dagli specchi. Se si dà corpo, infatti, ai significati simbolici che tali figure sottendono, avremo che il quadrato è una figura base dello spazio, simbolo della terra e dell’universo creato e che richiama le fondamenta; sapremo che il triangolo è lo spazio chiuso, definito e perfetto nella sua dimensione magico-sacrale riferita al numero 3; e sapremo, ancora, che esso, con la punta in su, rappresenta il fuoco e il sesso maschile, mentre con la punta in giù l’acqua e il sesso femminile; sapremo, ancora, che il rombo richiama lo scatenamento di forze telluriche primordiali e che esso poi rimanda, per sopravvivenza, allo strumento che evoca il tuono, quindi, per assimilazione, anche al ruggito del vulcano. Ora, incastonando virtualmente una sull’altra le figure geometriche del Casamale, ci si accorge che esse, accolte nei loro valori simbolici, possono in realtà rappresentare, logicamente, l’idea della “Montagna Calda” possente, ruggente, svettante dalla Terra a Cielo</em>”. Sono, in effetti, i quattro elementi che ritornano sempre, anche nella simbologia geometrica. La rappresentazione grafica del triangolo li contiene tutti: il triangolo equilatero simboleggia la Terra, quello rettangolo, invece, l’Acqua; il triangolo isoscele è simbolo del Fuoco, quello scaleno, invece, dell’Acqua. Il cerchio è simbolo della perfezione, di ciò che non ha inizio e non ha fine; è anche simbolo del tempo ciclico (i Babilonesi usavano suddividere il cerchio per misurare il tempo). Il quadrato è il simbolo della Terra, rappresenta la delimitazione, il modello di un recinto sacro quale può essere il Tempio; Plutarco, in “Iside e Osiride”, affermava che il quadrato riuniva le potenze di Rhea (madre degli dei e Madre Terra), cioè si manifestava in Afrodite-Acqua, Hestia-Fuoco, Demetra-Terra, Hera-Aria. Infine, il rombo e la spirale. La prima figura è un simbolo vulvare; ha anche una storia di magia: i Greci traevano responsi da legnetti a forma di rombo; alcune tribù degli indiani d’America, invece, attraverso legnetti rombici ascoltavano la voce delle divinità; in Calabria un rombo in legno è ancora posto sui covoni, per auspicio, durante la mietitura; anche i dolci natalizi conservano la loro magia nella forma rombica (di matrice siciliana) del mostacciolo, della pasta di mandorla e degli imbottiti. La spirale, infine, è il simbolo dell’espansione, della crescita e dello sviluppo, dell’infinito e della vita che continua.</p>
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<p><strong>2)</strong>   I telai portalucerne, dunque, occupano ogni vicolo, lungo tutta la loro profondità, sino a formare una galleria di luce. Anzi, a rendere illimitato il luccichio, sul fondo del vicolo, uno specchio moltiplica all’infinito il percorso, che gli antropologi hanno interpretato simile a quello dell’inevitabile passaggio dalla vita alla morte. In tutte le culture popolari lo specchio è stato sempre considerato, nella sua simbologia, come una sorta di porta tra i due mondi: quello noto (appena vissuto) e quello parallelo ma ignoto dell’Altrove.</p>
<p>La festa delle lucerne, infatti, come già detto, è metafora di vita e di morte e, come tale, ne possiede tutti gli elementi. La lucerna, in quanto simbolo di vita, rappresenta il sesso femminile e maschile, la capacità di procreazione. Ma è anche simbolo di morte e richiama il lumino dei cimiteri, la luce a corredo dei catafalchi, i fuochi fatui, la vitalità che viene meno se non <em>si aggiunge altro olio alla lucerna.</em> A completare, poi, la simbologia vita-morte si aggiungono –nel cuore della festa- le scene dei banchetti e le zucche svuotate dei semi. Davanti ad ogni vicolo, davanti ad ogni galleria di luce sono collocati, infatti, dei fantocci di uomo e di donna – <em>‘o signore e ‘a signora, ‘o sposo e ‘a sposa</em>– che siedono alla tavola imbandita, vero cardine di incontro domestico ma anche di <em>cunzuòlo (</em>conforto, consolazione<em>),</em> dono di cibi ricevuti dai vicini per un lutto in famiglia.</p>
<p>Ogni quadro famigliare è arricchito, poi, dalla fantasia dei casamalisti, dei <em>masti di festa,</em> che, dopo aver già provveduto alle spese dell’olio e delle terrecotte, addobbano gli ambienti ricorrendo ad originalità ma anche a stereotipi. Serti di felci, di castagno e di bionda ginestra vesuviana creano un’immaginaria stanza alle cui pareti sono appesi <em>tiàne e ruoti</em> (tegami di terraglia e teglie di rame), corone di peperoncini rossi (<em>pupàvoli</em>) insieme –talvolta- ad incredibili dipinti naif. Ed accanto alla tavola imbandita, in un improbabile inventario della memoria, non è difficile imbattersi, poi, in una vecchia macchina da cucire <em>Singer</em>, in un radiogrammofono con i panciuti 78 giri <em>La Voce</em><em> del Padrone</em>, in un ferro da stiro a carbone, negli attrezzi per la campagna ed anche –segno dei tempi- in una televisione, in un frigorifero e nella plastica dei recipienti per il vino o per l’olio.</p>
<p>Poco più avanti, poi, <em>‘o signore</em> e <em>‘a signora</em>, sono uomini in carne ed ossa e le zuppiere fumano di pasta vera; come vere sono le giare di vino catalanesca, le bevute a garganella, le fette di anguria, le percòche nel vino. Quasi dappertutto c’è una fontanella con zampillo: l’acqua è elemento di vita primordiale.</p>
<p>Agli angoli delle stradine e dei vicoli, nel fondo dei portoni e tra gli alberi dei giardini compaiono delle zucche svuotate, alcune anche illuminate dall’interno, a simboleggiare un teschio, la morte. La zucca senza semi, d’altra parte, è incapace di riprodursi. È un anticipo della consumistica notte di Halloween: serve a mimare il ritorno dei morti sulla terra. Ma la zucca è pur’essa simbolo di vita: per la sua leggerezza e la sua impermeabilità, infatti, in tempi remotissimi, una volta essiccata, era utilizzata come recipiente per il vino o galleggiante, o, a coppia, come salvagente per i nuotatori principianti.</p>
<p>La festa delle lucerne può definirsi un relitto folcloristico. Nasce, infatti, in un borgo di contadini, come rito pagano, e sopravvive, modificandosi, nel solco della religione cattolica. Originariamente la festa fu celebrata –secondo alcuni studiosi- in onore di Diana, la divinità italica il cui culto introdusse a Roma Servio Tullio. Diana la luminosa era una dea dispensatrice di luce e protettrice delle partorienti; alle idi di agosto, nella valle di Aricia, nei pressi del lago di Nemi, le donne erano solite recarsi in processione per propiziarsi il parto o per ringraziare la dea per averle assistite. Secondo altre interpretazioni, invece, la festa fu celebrata in onore dell’italica Cerere, che, spesso, veniva associata al dio Libero/Bacco (e proprio al Casamale si son trovate tracce di un tempietto sacro a Bacco).</p>
<p>Cerere -in onore della quale i Romani, nel mese di aprile, celebravano le <em>Cerealia</em> ed, in estate, il <em>sacrum anniversarium Cereris</em> (la versione latina delle <em>Tesmoforie</em>, la festa delle donne in Grecia)- era, spesso, associata anche alla dea Terra. Dunque, una comunità agricola come quella di Somma Vesuviana celebrava la festa in onore di una dea, per ringraziare del raccolto ed annunziare la morte del ciclo estivo. Poi, la trasposizione. La dea Terra diventò Madonna e la sua festa si celebrò il 5 di agosto. Così oggi, nella data in cui, nella <em>Roma caput mundi</em>, si onorava la dea Salus (Salvezza), al Casamale, nei giorni, appunto, della festa delle lucerne, si continua a venerare la Madonna della Neve, la cui statua è conservata in una cappella della Chiesa della Collegiata.</p>
<p>È tutto un caso? C’è una continuità tra profano e sacro, tra paganesimo e cristianesimo? Certo, la leggenda che attribuisce a papa Liberio (352-366) la fondazione, in Roma, della Basilica Liberiana o di Santa Maria ad Nives, nel punto in cui sull’Esquilino una insolita nevicata agostana tracciò il perimetro della chiesa, è molto lontana dalla realtà sommese. Più verosimilmente la pagana festa delle lucerne, che si celebrava da sempre nel mese di agosto, necessitava di una sua continuità nel calendario cattolico. Non a caso tutti i riti pagani cadenti tra la fine di luglio e i principi di agosto nacquero come ringraziamento per il raccolto e come propiziatori per l’aratura e la semina. E non è, forse, un caso –anche se sempre trascurato- che la chiesa cattolica il 5 agosto abbia inteso celebrare anche sant’Osvaldo, protettore dei mietitori ma certo non tanto famoso da prestare il nome a una festa popolare. Il discrimine è sicuramente nella forza miracolosa della Madonna. Scrive, infatti, Rino Camilleri nel suo “Grande libro dei Santi protettori” (Piemme, 1998): “<em>Entrate in una chiesa qualsiasi e guardate davanti a quali immagini spesseggiano le candele accese. Ne troverete poche davanti ai capolavori dell’arte sacra e molte davanti a una statuetta di gesso della Vergine di Lourdes. Poche davanti a San Paolo o San Tommaso d’Aquino, moltissime davanti a Sant’Antonio da Padova o a Santa Rita da Cascia. Perché? In verità non lo so, ma la statistica parla da sola. Con alcuni santi è più facile ottenere miracoli, con altri meno. Ovvio che la gente si rivolga più numerosa ai primi</em>”.</p>
<p>Nacque, quindi, la festa della Madonna della Neve. Quella stessa Madonna, la cui statua –faccia rotonda, lunghi capelli a boccoli e corpetto snello-, portata a spalla dai fedeli, la sera del 5 agosto, attraversa le strette ed affollate stradine del Casamale, toccando tutte e quattro le Porte d’accesso all’antico borgo (Porta Piccioli, Porta Castello, Porta Terra, Porta dei Formosi). Al passaggio della Madonna la folla si accosta ai muri e cede il passo alla processione. Subito dopo, quasi a volerla proteggere o diventarne corpo unico, la stessa folla si chiude in un cordone massiccio e invalicabile. Intanto, dai balconi e dai terrazzi voci femminili modulano un inno alla Madonna, tanto simile ai canti delle <em>Adonie</em>, quando le devote del dio stazionavano sui lastrici solari, mentre bruciavano gli incensi nei giardini. E così, in un’atmosfera di devozione e di curiosità, si leva, soave e struggente, una litania, una nenia, un canto-preghiera-invocazione: “<em>O Madonna della Neve, tu che aiuti i tuoi fedeli. O regina della pietà, tutte queste lucerne accese. O regina della città, ai piedi della Madonna è caduta una bella stella, nel fulgore del sole ardente cade la neve, che la fa bianca”.</em></p>
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<p><strong>3)</strong>   La notte del 7 agosto calerà silenzio e buio sulla festa e sul Casamale. Dopo che per tre sere di seguito il vecchio borgo avrà fatto l’amore con le stelle del cielo, tutto rientrerà nella routine. Resteranno ansie, problemi e necessità di un centro in perenne lotta per la sua stessa sopravvivenza. Tornerà il silenzio nella terra violentata dalle diverse dominazioni storiche ed attanagliata dalla paura perenne dell’accigliato Vesuvio. Anche la festa del lucerne 2010 (come le precedenti) rischierà di essere l’ultima. Ormai quasi tutti i casamalisti vivono <em>extra moenia</em>; col lanternino si contano i superstiti contadini, quelli che vivono solo col frutto della propria terra; sempre più si accasano, in abitazioni abbandonate e fatiscenti, venditori di colore, lavoratori bielorussi, inservienti polacche. C’è qualcosa che sfugge: forse, addirittura, l’identità e l’appartenenza al vecchio borgo antico.</p>
<p>Un cenno a parte merita, però, il <strong>Casamale</strong>, il centro antico della città, il cuore di tutte le attività inserite nel filone della tradizione. Spesso, infatti, turisti e visitatori di passaggio pongono una cantilenante domanda: “Ma cos’è il Casamale? Ma che significa Casamale?”. Il nome Casamale, secondo un atto di locazione del 9 settembre 1011, <em>per la terra di Castagneto in Somma</em> (Monumenta, Tomo II, parte I, pag. 438), deriverebbe dall’antica e nobile famiglia dei Causamale: “<em>Il giorno 9 del mese di settembre, X indizione, in Napoli. Sotto l’impero del signor nostro Alessio (Basilio), grande imperatore, anno II e di Costantino, grande imperatore, suo fratello, anno XLIX. Palumbo, di cognome Causamale, figlio del fu Giovanni, e Rogata, coniugi, abitanti in Somma, hanno dato in locazione a Stefano Russo per anni quattro e per tarì 24 una loro terra detta Castagneto posta nel luogo di Somma, con alberi ed introiti, [etc]</em>”. Ma il nome Casamale potrebbe derivare anche da <em>Causa Manes</em> (il luogo degli antenati divinizzati della tradizione romana) o da <em>Casa Mana</em> (sinonimo di potenza) o da <em>Casa Malax</em>(un etrusco luogo delle offerte).</p>
<p>Nel 1350, quando l’esercito ungherese, prima di raggiungere Napoli, saccheggiò la terra di Somma,  scoppiò negli atterriti sommesi la necessità di preservare il popoloso borgo medioevale con strutture difensive meno fatiscenti. Così un fossatello ed uno sgangherato steccato furono sostituiti da alte mura perimetrali, poi, rinforzate da re Ferrante I d’Aragona, che ebbe la consapevolezza di quanto potesse essere importante, dal punto di vista strategico-militare, la Terra di Somma. Nacque, così, il quartiere murato a difesa della cittadella. In esso si poteva accedere solo attraverso quattro porte ben sorvegliate. La difesa, poi, era assicurata attraverso le feritoie e le bocche ancora visibili in alcune delle torri semicircolari, che intervallavano la maestosa cinta muraria.</p>
<p>Così, oggi, il Casamale, nonostante un generale abbandono ed un sempre più palpabile decadimento, per la sua storia (unicamente per la sua storia!), riesce ancora ad imporsi all’attenzione di tutti. Nella chiesa della Collegiata, al Casamale, infatti, si conserva la statua di San Gennaro, protettore di Somma; dalla stessa chiesa parte la suggestiva processione dell’Addolorata, il venerdì santo. Nei vicoli del Casamale si accendono le lucerne; e ancora nei vicoli del borgo antico si mantiene l’usanza di dar fuoco al <em>cippo di Sant’Antuono, ‘o fucarazzo,</em> o di tenere sospesa –tra un balcone e l’altro- una goffa figura di donna (la quaresima), che innalzata il mercoledì delle ceneri, segna il periodo dell’astinenza e del digiuno ed il cui simbolismo liturgico termina con fuochi pirotecnici, dopo 40 giorni, in segno di liberazione e trasgressione.</p>
<p>A lucerne spente resterà ben poco al Casamale! Strutture fatiscenti, assenza di servizi, stradine intasate e qualcuna proprio inagibile. Eppure la festa resiste! Merito di qualche cocciuto <em>mast’’e festa, </em>della caparbia volontà dell’Arci, del sempre contagioso entusiasmo della gente del Casamale, della generosa e volitiva Associazione “Festa delle Lucerne”. Non è poco. Ma è pur sempre molto faticoso. Una festa di tali proporzioni e durata, anche se di popolo, non si inventa. Infatti, bisogna pensare ai permessi, bisogna badare all’informazione, bisogna assicurare servizi e ristorazione agli innumerevoli visitatori (ventimila, cinquantamila, centomila?). E, poi, bisogna mettere d’accordo un po’ tutti sui tempi di realizzazione. La festa delle lucerne di quest’anno si è celebrata alla sua scadenza quadriennale (come hanno detto gli studiosi di antropologia), come gli anni della rotazione agraria e del ciclo lunare.</p>
<p>E se, invece, che quadriennale la festa delle lucerne nelle sue origini fosse stata annuale? E se, invece, le chiavi di interpretazione fossero differenti? E se sul Casamale si accendessero le luci dell’attenzione non solo per le lucerne e per le altre tradizioni di cui è depositario?</p>
<p>Ecco, a lucerne spente, bisogna riflettere e farsi queste e, forse, molte altre domande. Per rispettare, capire, interpretare, approfondire la tradizione; per non restare ancorati solo e fermamente a un passato da ricordare; per ricevere linfa vitale dall’esperienza di chi ha vissuto prima di noi.</p>
<p>Passateci, comunque, una di queste sere di agosto per Somma Vesuviana. E con lucerne vivrete la malia di una notte di mezza estate che, con le zucche vuote, le gallerie di luci, con le felci e le ginestre del Somma-Vesuvio, alimenterà la curiosità di poter guardare da vicino, per esempio, gli <em>scupeli</em> (le granatine per pulire i vasi, dallo spagnolo escobillon), le <em>varrecchie</em> (i barilotti, dal francese barique o da un tardo latino barriclus), i <em>caccavielli</em>, i pentolini per squagliare la pece per gli innesti!</p>
<p><a href="http://www.ciroraia.it/la-festa-delle-lucerne-a-somma-vesuviana/#_ftnref1" name="_ftn1" data-slimstat="5">[1]</a> Angelo Di Mauro, <em>Le Fiabe del Vesuvio, </em>Mondadori, 1994.</p>
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<p><a href="http://www.ciroraia.it/la-festa-delle-lucerne-a-somma-vesuviana/">http://www.ciroraia.it/la-festa-delle-lucerne-a-somma-vesuviana/</a></p>
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